potted_plant Decision making / chiarezza mentale

Prendiamo migliaia di decisioni ogni giorno, spesso distorte da bias cognitivi sistematici documentati da decenni di ricerca. Un percorso di decision making non elimina i bias — che sono funzioni evolutive del cervello — ma aiuta la persona a riconoscerli quando agiscono, a costruire strutture per le decisioni ad alto impatto e a coltivare la chiarezza mentale come condizione in cui la propria intelligenza funziona al meglio.

La chiarezza mentale non è solo cognitiva: dipende dallo stato fisiologico (sonno, movimento), dallo stato emotivo (decidere in ansia produce risultati diversi che in calma), e dalla quantità di attenzione disponibile. Un coach in questo ambito lavora su tutti e tre i livelli, non solo sulle tecniche decisionali.

  • Storia

    Daniel Kahneman e Amos Tversky documentarono sistematicamente i bias cognitivi a partire dagli anni '70 (Cognitive Psychology 1973; Science 1974), identificando euristiche come l'ancoraggio, la disponibilità e la rappresentatività. Kahneman sintetizzò il lavoro in 'Thinking, Fast and Slow' (2011), distinguendo il Sistema 1 (veloce, intuitivo, soggetto a bias) dal Sistema 2 (deliberato, faticoso). Gary Klein con il modello RPD mostrò come gli esperti, in contesti familiari, decidano meglio affidandosi all'intuizione — integrando i due approcci.

  • Curiosità

    Shai Danziger et al. (2011, PNAS) analizzarono 1.112 decisioni di libertà condizionale di giudici israeliani su 10 mesi. La percentuale di decisioni favorevoli era circa il 65% all'inizio di ogni sessione e crollava verso lo zero prima di una pausa, per poi risalire subito dopo. L'effetto era indipendente dalla gravità del reato o dall'esperienza del giudice. La fatica decisionale — il deterioramento della qualità decisionale con l'aumentare delle decisioni prese — è reale e misurabile anche nei contesti ad alto impatto.

  • Come si distingue

    Rispetto al Business & career coaching, che usa il decision making come strumento per sbloccare transizioni professionali, questo percorso lavora sui meccanismi cognitivi ed emotivi delle decisioni in modo sistematico — applicabile a qualsiasi dominio, non solo quello professionale.

    Rispetto alla Mindfulness, che sviluppa la presenza come pratica contemplativa, il lavoro sulla chiarezza mentale usa la presenza come obiettivo funzionale: non la presenza per la presenza, ma come condizione per decidere e agire meglio.

  • Indicazioni e benefici

    - Chi si sente paralizzato di fronte a decisioni importanti — ansia da scelta, rimpianti ricorrenti
    - Persone che decidono in modo impulsivo sotto pressione e ne pagano le conseguenze
    - Leader e manager con molte decisioni quotidiane che vogliono ridurre la fatica decisionale
    - Benefici riferiti: maggiore chiarezza nelle scelte importanti, riduzione dell'ansia da decisione, migliore allineamento con i propri valori, minor rimpianto

  • Seduta

    Le sessioni lavorano su decisioni specifiche da prendere — analisi delle opzioni, identificazione dei bias in gioco, chiarimento dei valori guida — o su come la persona decide in generale: quando decide bene, quando decide male, in quali condizioni. Si usano strumenti come la pre-mortem analysis, il test del rimpianto a 10 anni e la separazione tra processo decisionale e risultato.
    - Durata: 50–60 minuti per sessione
    - Modalità: individuale in presenza o online; può essere usato puntualmente per decisioni ad alto impatto o come percorso di 4–8 sessioni
    - Frequenza: variabile in base all'obiettivo

  • Risultati

    Dopo le prime sessioni la persona inizia a notare i propri pattern decisionali — quando si affretta, quando procrastina, quando decide sull'umore. Nel tempo sviluppa un approccio più strutturato alle decisioni importanti, una maggiore pace rispetto a quelle già prese e più facilità a comunicare con chiarezza ciò che pensa e vuole.

  • Livello

    Adatto a tutti. Particolarmente utile per chi affronta decisioni importanti o vuole ridurre la fatica decisionale quotidiana costruendo sistemi che eliminano le scelte non necessarie.

  • Competenze e abilitazioni

    Certificazione ICF (ACC/PCC) con formazione in cognitive coaching (Costa & Garmston) o applied behavioural economics, background in psicologia cognitiva. Verificare la conoscenza dei principali bias documentati dalla ricerca e la capacità di riconoscerli nel contesto specifico della persona.

  • Limiti

    - Se la difficoltà decisionale è sintomo di ansia generalizzata o di un disturbo ossessivo-compulsivo, necessaria valutazione clinica prima del coaching
    - Le strutture decisionali non eliminano l'incertezza: alcune decisioni non hanno una risposta corretta e non è ruolo del coach suggerirla
    - Non sostituisce consulenza specialistica per decisioni che richiedono competenze tecniche (legali, finanziarie, mediche)

Questa pratica non sostituisce trattamenti medici o psicologici, non fornisce diagnosi e non garantisce risultati specifici. In presenza di sintomi, patologie o condizioni particolari è sempre necessario consultare un medico o un professionista sanitario qualificato.

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